Friday, December 29, 2006

Da :"Un motivo per continuare"

La strada correva su per la collina con anse e tornanti, ogni due curve il paesaggio diveniva più sfumato e le luci di Savona puntolini luminescenti.
Una bella Vespa, o anche solo il Mosquito, sarebbero stati cosa Dio fece, quelle notti.
Ma oltre che per i soldi, non si poteva per il rumore.
"Una bici costa meno e non la sente nessuno" sentenziava Acciuga.
Ripensava alla faccenda del giorno prima, alla discussione con Acciuga sul vivere, sulla libertà, e alla questione del matrimonio e del figlio.
Pensare gli evitava fatica.
Sentiva che i pensieri che si accavallavano uno sull'altro non gli facevano sentire il tiro di salita che aveva ancora davanti e il sudore che gli imperlava la fronte.
Ad un tratto sentì di infischiarsene moltissimo di tutta la faccenda, di Maria, del bambino, di tutti.
Soldi, voleva.Soldi, e tanti.
Facili come quelli arrivati finora.
Senza troppe rogne, solo col pensiero di dover andare via e impagliarsela quando l'aria si fa più calda.
Senza una meta. Senza una casa.
Sicuro.Si fottessero. Uno per uno.
E magari con una donna sempre nuova vicino, un nuovo profumo, un nuovo ciocco da fare.
Invidia era quella degli altri.Soprattutto di Acciuga.
Che era venti anni che guatava nell'ombra e mai aveva avuto i coraggi che lui in quindici giorni aveva dimostrato, con i coglioni la faccia e tutto quello che si richiede.
Lui avrebbe vinto.
E li avrebbe mangiati in insalata, dal primo all'ultimo, magari sfidando un giorno anche il Don.
Sarebbe stato lui un buon Don, freddo e spietato come si conviene, con gusto e fiuto.
E proprio lui avrebbe scelto i pisquarnetti per le consegne.
Intanto la salita si faceva altipiano e le sacche sulla schiena e sui parafanghi pesano di meno e si puo riprendere fiato, pedalando tra il silenzio dei pini e qualche pigna che si stacca ogni tanto.
Ora veniva il difficile.
Il brigadiere aveva già minacciato retata da qualche tempo e quello era uno dei pochi posti in cui si potevano fare affari del genere senza troppe paure, anche se due occhi erano sempre pochi, ripeteva Monsiù.
Dietro un cespuglio qualcosa iniziava a muovere, ma era un movimento ritmico, cadenzato, e subito dopo la paura, Beppe sorrise, capendo.
"Mica la notte è fatta per lavorare"pensò.
Superata la coppietta che manco si era accorta del passaggio, venne la discesa, con le rocce ai fianchi, quindi lo slargo.
Era mezzanotte e dieci minuti.
Il ciocco era tra cinque minuti, c'era tutto il tempo di una cicca.
"Meglio di no. Qualcuno può vedere la brace e avvisare chissàchi.La montagna ha mille occhi"
Appoggiandosi ad una roccia, la bicicletta dietro un cespuglio, scaricò le sigarette.
Per puntiglio volle aprire un sacco, per saggiarne il contenuto.
Un aroma forte lo invase in pieno viso.La sua fatica non era vana.
Oltra ai soldi pensava ai furbi che avrebbero fumato americano o arabo invece del solito trinciatino.
Poi, dalla montagnetta di ghiaia, un lampo.Poi due.
Velocemente estrasse dalla tasca la pila, ripetendo i segnali, copiandone il ritmo.
Dal buio venne una voce, e lui, asciugandosi i sudori, non potè non pensare che i soldi non sono mai facili, mai abbastanza.

2 comments:

Anonymous said...

Divertente la figura del contrabbandiere/spacciatore che "lavora" in bicicletta... e scopre addirittura una coppietta imboscata!!
Ma in quale pornazzo l' hai visto??

P.S. Manca la foto!!!

romHero said...

Il protagonista è un contrabbandiere ...mettendo altri pezzi del mio romanzo si capirà meglio...
nulla di pornografico: tutta farina della mia mente in costante fuorigiri..