Monday, November 27, 2006

Cacciatrice o...???

Mi volle lasciare una sera di inizio estate che le foglie inziavano già ad essere bundose sulle piante e il calduccio non accenava a diminuire, se non sulla collina dove eravamo, sotto il castellaccio in pietra.
Lei parlava con gli occhi bassi, ed io, che non ero fesso, ascoltavo in silenzio quella nenia precostruita di parole guardando i lumini delle Langhe in lontananza.
Sempre le stesse cose alla fine.Mai una volta che, vivalamadonna!, si possa inventare qualcosa di nuovo, che so:ti lascio perchè credo che un Ufo mi rapirà presto.
Oppure, la butto li, ti lascio perchè voglio andare a studiare il comportamento delle formiche in Australia.
Almeno uno si diverte.
Ennò, bisogna sempre abbarbicarsi alle scuse preconfezionate da supermercato, tipo prendi tre che te ne do sei, quelle che mirano a farti piangere, avvilire, riflettere e dire sai non sto più bene ultimamente, e non è per te sai, te sei sempre tanto buono e caro, oppure, come fece lei, quella sera, devo prendermi la pausa di riflessione.
Ma su cosa?Sulla gettatezza heidegerriana e sulla disperazione in cui sguazziamo tutti allegramente?
Perchè diavolo non ci si più divertire anche quando non si dovrebbe?
Anzi, è meglio, il fascino della trasgressione.
"Ma sparati che fai un affare!"
La frase mi uscì così bella e di colpo che valse a rendere soddisfacente una sera in cui tutti si sarebbero tagliati le vene, fu forse solo qualcosa più di niente, su quella collina, ma mi bastò.
Il momento la esigeva, la battuta anti tremore post traumatica da lasciamento era mia.
Cento punti per me.
L'esito fu altrettanto risibile, come un bel cartone quando meno te l'aspetti: il suo pianto, le sue lacrime che magari voleva mie, l'infingardona, ma mi piacque sempre molto vedere piangere chi ci vorrebbe tristi: fa godere, mi dà orgasmo e soddisfazione.
Per me fu così, quella sera di fine Maggio in cui la Magnolia profondeva profumi dalla collinetta sotto la Torre.
I posti romantici mica servono solo per le sdolcinerie, anzi, donano un gioiosa ed esecrabile allegria sempre, un bel sorriso dove non si potrebbe e dovrebbe.
Anche un bell'addio come Dio comanda insegna molto della vita- e alla vita-no?
Poi la collina divenne poco a poco sempre più alta e lontana, la strada scorreva lenta, anche troppo, e volli dirglielo.
Credeva di cacciare la poveretta, era sicura, la sua ostentazione patetica, la mia sicurezza troppo evidente per nasconderla, a cosa sarebbe valso poi?
Che pena quando i ruoli si invertono, se non fossi sempre così serio e distaccato ci sarebbe stato da commuoversi.
Fu divertente e persino scontato rifiutarla, dopo che lei ci ripensò- l'orgoglio è una brutta bestia ma a qualcuno fa gola- nella sua macchinetta nuova e odorante di concessionaria, su quella piazza.
"Non vuoi, perchè?"
"La vita ce lo impone, bella mia, o giocare, o............"

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