Un sorriso inaspettato.
Uno sguardo fugace, poi l'angolo.
L'amore va e torna, a volte.
Benvenuta Primavera.
Saturday, March 24, 2007
Sunday, March 18, 2007
sabato 31 pomeriggio?
Vi aspetto numerosi Sabato pomeriggio 31 per la scampagnata...tempo permettendo...
Le catene sono oliate, il salame stagiona e la campagna sta fiorendo...
Mi raccomando :mancate solo voi.
Le catene sono oliate, il salame stagiona e la campagna sta fiorendo...
Mi raccomando :mancate solo voi.
Monday, March 05, 2007
Gitarella con......................

Questa è una comunicazione di servizio.
A D.D.D., magari verso fine Marzo, organizzerò una gitarella in campagna rigorosamente con bici a bacchetta.
Non più di 10 chilometri.
Non tutti sono abituati.
A metà, o dove decideremo, si farà un pic nic sinoiro con pane salame e vinello.
Le bici le metto io, il cibo pure.
Voi mettetevi solo.
Segnatevi sui commenti.
Invito a tutti, conosciuti e non.
Anzi.
Benvengano emeriti sconosciuti.
Ladri di biciclette esclusi.
A D.D.D., magari verso fine Marzo, organizzerò una gitarella in campagna rigorosamente con bici a bacchetta.
Non più di 10 chilometri.
Non tutti sono abituati.
A metà, o dove decideremo, si farà un pic nic sinoiro con pane salame e vinello.
Le bici le metto io, il cibo pure.
Voi mettetevi solo.
Segnatevi sui commenti.
Invito a tutti, conosciuti e non.
Anzi.
Benvengano emeriti sconosciuti.
Ladri di biciclette esclusi.
Monday, February 26, 2007
Ciclobacchettiamo..

L'altra settimana discutevo col mio amico Pietro sull'inquinamento e sulle cause e su come si può fare a combatterlo e altre cose del genere.
Ognuno ha i suoi sistemi, piccoli o grandi che siano.
Chi usa il treno.
Chi spegne le luci quando non serve e consuma meno.
Chi spegne il motore ai semafori.Già qualcosa.
Oppure chi va a piedi.
O in bici.
Eccoci al punto.
Come qualcuno sa sono restauratore di motociclette, ma quasi nessuno sa che restauro anche biciclette.
Spesso sarebbe meglio dire resuscito.
Epperò quando sono a posto filano come treni, sono scorrevoli e ci si prende un piacere a usarle.
Guardatevi il mio link Ciclobacchetta, ci sono delle belle vecchie glorie.
Ora, non pretendo che tutti si mettano a restaurare bici antiche e si facciano i polmoni salendo sulla collina senza cambio con 25 chilogrammi di ferro sotto il sedere.
Diocenescampieliberi.
Ma tutti abbiamo una bici.
Tiriamola fuori sta benedetta due ruote.
Una bella gonfiata alle gomme, una ripulita, un goccio d'olio alla catena e via.
In culo al traffico e all'inquinamento e alle guerre per il petrolio.
Ognuno ha i suoi sistemi, piccoli o grandi che siano.
Chi usa il treno.
Chi spegne le luci quando non serve e consuma meno.
Chi spegne il motore ai semafori.Già qualcosa.
Oppure chi va a piedi.
O in bici.
Eccoci al punto.
Come qualcuno sa sono restauratore di motociclette, ma quasi nessuno sa che restauro anche biciclette.
Spesso sarebbe meglio dire resuscito.
Epperò quando sono a posto filano come treni, sono scorrevoli e ci si prende un piacere a usarle.
Guardatevi il mio link Ciclobacchetta, ci sono delle belle vecchie glorie.
Ora, non pretendo che tutti si mettano a restaurare bici antiche e si facciano i polmoni salendo sulla collina senza cambio con 25 chilogrammi di ferro sotto il sedere.
Diocenescampieliberi.
Ma tutti abbiamo una bici.
Tiriamola fuori sta benedetta due ruote.
Una bella gonfiata alle gomme, una ripulita, un goccio d'olio alla catena e via.
In culo al traffico e all'inquinamento e alle guerre per il petrolio.
E alle claustrofobiche sardomobili, impacchettate nel traffico come in tanti scaffali.
Usciamo dalle scatolette, ciclobacchettiamo.
Monday, February 19, 2007
Nulla di qualcosa?
.
Alle elementari a volte davano temi dal titolo: "Hai davanti a te una pagina bianca, riempila come meglio credi".
E io a volte ci disegnavo.
Questo spazio sopra non è solo bianco, vuoto.
Guardate bene.
Potreste vedere i sorrisi della donna che amo, ma anche di quella che amate voi, o che vorreste amare.
Oppure il calore di un abbraccio.
L'urlo silenzioso di un'ingiustizia che non si può nè dire nè scrivere.
Le lacrime di un addio.
Di un amore appena nato.
Questo spazio è anche per voi.
Ora che avete letto, cliccate e andate sopra.
Fermatevi.
Qualcosa, di mio o di vostro, vi sta correndo incontro.
Alle elementari a volte davano temi dal titolo: "Hai davanti a te una pagina bianca, riempila come meglio credi".
E io a volte ci disegnavo.
Questo spazio sopra non è solo bianco, vuoto.
Guardate bene.
Potreste vedere i sorrisi della donna che amo, ma anche di quella che amate voi, o che vorreste amare.
Oppure il calore di un abbraccio.
L'urlo silenzioso di un'ingiustizia che non si può nè dire nè scrivere.
Le lacrime di un addio.
Di un amore appena nato.
Questo spazio è anche per voi.
Ora che avete letto, cliccate e andate sopra.
Fermatevi.
Qualcosa, di mio o di vostro, vi sta correndo incontro.
Saturday, February 17, 2007
Silenzio, ascoltiamoci.
Wednesday, February 14, 2007
Qualcosa di Nulla.
Stamattina pensavo a quante cose potrei e vorrei scrivere.
Ad esempio della bella giornata di ieri che sembrava di essere al mare, con la terra che mandava profumi e gli animali a prendere il sole nel pratino.
O della mia Monellaccia, che si è fatta sentire per tutta Bra, giusto per farsi ricordare.
Oppure del mio amico Bernardo, della chiaccherata sul selciato del cortile, come era da troppo che non capitava.
Sulla faccenda dell'esistere, della sua gratuità.
Sulla litigata furiosa con Mario e i suoi dannati dogmi.
Su come sia difficile trovare un lavoro, anzi impossibile e quasi che scriverei una lettera a chi so io, sissignore, un cicchetto da levare il fiato.
Sul gusto della grappa di Barolo invecchiata in botti di rovere, che a berla ti senti vivo, davvero.
O a lei che ieri mi ha scombussolato tutto il sistema cardiocircolatorio, per com'era bella.
Che per tutta risposta si è messa a ridere e baciarmi e scherzare e di nuovo...
Alla fretta di ieri sera, la notte e la collina che diventa lontana, poi di nuovo vicina, come amante tenera, come amica complice.
Come volete che faccia a scrivere qualcosa con un guazzabuglio simile?
Ebbene, tanto peggio, non lo farò.
Ad esempio della bella giornata di ieri che sembrava di essere al mare, con la terra che mandava profumi e gli animali a prendere il sole nel pratino.
O della mia Monellaccia, che si è fatta sentire per tutta Bra, giusto per farsi ricordare.
Oppure del mio amico Bernardo, della chiaccherata sul selciato del cortile, come era da troppo che non capitava.
Sulla faccenda dell'esistere, della sua gratuità.
Sulla litigata furiosa con Mario e i suoi dannati dogmi.
Su come sia difficile trovare un lavoro, anzi impossibile e quasi che scriverei una lettera a chi so io, sissignore, un cicchetto da levare il fiato.
Sul gusto della grappa di Barolo invecchiata in botti di rovere, che a berla ti senti vivo, davvero.
O a lei che ieri mi ha scombussolato tutto il sistema cardiocircolatorio, per com'era bella.
Che per tutta risposta si è messa a ridere e baciarmi e scherzare e di nuovo...
Alla fretta di ieri sera, la notte e la collina che diventa lontana, poi di nuovo vicina, come amante tenera, come amica complice.
Come volete che faccia a scrivere qualcosa con un guazzabuglio simile?
Ebbene, tanto peggio, non lo farò.
Tuesday, February 06, 2007
Reliquia d'inverno.
Io.
Vuoto di Langa.
Terra fangosa e sterpaglie.
Curve che diventano punti di luce in movimento.
Il tuo volto accanto al mio, un'occhiata più lunga del solito.
Zenzero, bocche, mani incrociate, erba umidiccia.
Che i sogni siano sintomi.
Crepuscolo d'Alba.
Tu.
Vuoto di Langa.
Terra fangosa e sterpaglie.
Curve che diventano punti di luce in movimento.
Il tuo volto accanto al mio, un'occhiata più lunga del solito.
Zenzero, bocche, mani incrociate, erba umidiccia.
Che i sogni siano sintomi.
Crepuscolo d'Alba.
Tu.
Da "Un motivo per continuare"
La sera iniziava a tingere di fuoco le onde del mare, un'arietta calda e sensuale gli accarezzava ora il viso.
Pensava a Maria, a Nora, a sua madre, a tutte le fottutissime donne che lo avevano accompagnato, sopportato, fatto imbestialire, eccitare, sognare.
Camminando sul lungomare sentiva piena e amica la tasca dei pantaloni.
Soldi, una mazzetta come era un po'che non si sentiva addosso.
Monsiù era stato di parola, sentiva di potersi fidare, di sicuro molto più di Don Nicò.
Fottuto pure lui.
"Fottuto!" volle urlare al mare, alle pietre, al sole che stava morendo, alla sera calda, ancora, che nasceva.
Erano quelli i momenti in cui la maschera di uomo solido, impenetrabile e duro lasciava per qualche minuto la possibilità ad una lacrima, a una malinconia.
Nemmeno Acciuga lo capiva, non fino in fondo.
Perchè aveva lasciato tutto e tutti?
Perchè dovunque fosse faceva di tutto per non amare, legarsi, abbandonarsi?
Sapeva di Nora, del suo sguardo maliardo.
Due chilometri.
Due chilometri e sarebbe stata sua.
Subito.
Senza far troppe parole.
Donna per lui poteva essere.
Bella forte sensuale e in gamba.
Per qualche tempo restò seduto sullo scoglio, il mare sotto i piedi, le lacrime sul suo viso.
Non si accorgeva del sole ormai spirato e della flebile luce del faro in lontananza.
Per molte ore rimase immobile senza più domandare ciò che non avrebbe saputo rispondere.
"Che diavolo!" sussurrò nel vento.
Come un richiamo, corse la spiaggia e scavalcò il parapetto, inforcando la bici con veemenza.
Pedalava curvo come un Bartali verso la salita, superando trattorie, Chiesa e notte.
La sua casa era in cima a una collinetta, oltre un tornante tra gli alberi che il primo autunno già tingeva e diradava, lasciando foglie sul selciatino di fronte.
La labile luce del lampione illuminava appena la persiana verde, da cui trapelava, invitante, un lampo forte.
Entrando nel vialetto scampanellò un paio di volte, con energia e gusto, proprio.
Un cigolìo ruppe il buio, mettendo una nota d'allegria al cortile tetro.
Buona risposta sarebbe stata lo sguardo di lei, felino.
Di certo, fino al nuovo sole.
Pensava a Maria, a Nora, a sua madre, a tutte le fottutissime donne che lo avevano accompagnato, sopportato, fatto imbestialire, eccitare, sognare.
Camminando sul lungomare sentiva piena e amica la tasca dei pantaloni.
Soldi, una mazzetta come era un po'che non si sentiva addosso.
Monsiù era stato di parola, sentiva di potersi fidare, di sicuro molto più di Don Nicò.
Fottuto pure lui.
"Fottuto!" volle urlare al mare, alle pietre, al sole che stava morendo, alla sera calda, ancora, che nasceva.
Erano quelli i momenti in cui la maschera di uomo solido, impenetrabile e duro lasciava per qualche minuto la possibilità ad una lacrima, a una malinconia.
Nemmeno Acciuga lo capiva, non fino in fondo.
Perchè aveva lasciato tutto e tutti?
Perchè dovunque fosse faceva di tutto per non amare, legarsi, abbandonarsi?
Sapeva di Nora, del suo sguardo maliardo.
Due chilometri.
Due chilometri e sarebbe stata sua.
Subito.
Senza far troppe parole.
Donna per lui poteva essere.
Bella forte sensuale e in gamba.
Per qualche tempo restò seduto sullo scoglio, il mare sotto i piedi, le lacrime sul suo viso.
Non si accorgeva del sole ormai spirato e della flebile luce del faro in lontananza.
Per molte ore rimase immobile senza più domandare ciò che non avrebbe saputo rispondere.
"Che diavolo!" sussurrò nel vento.
Come un richiamo, corse la spiaggia e scavalcò il parapetto, inforcando la bici con veemenza.
Pedalava curvo come un Bartali verso la salita, superando trattorie, Chiesa e notte.
La sua casa era in cima a una collinetta, oltre un tornante tra gli alberi che il primo autunno già tingeva e diradava, lasciando foglie sul selciatino di fronte.
La labile luce del lampione illuminava appena la persiana verde, da cui trapelava, invitante, un lampo forte.
Entrando nel vialetto scampanellò un paio di volte, con energia e gusto, proprio.
Un cigolìo ruppe il buio, mettendo una nota d'allegria al cortile tetro.
Buona risposta sarebbe stata lo sguardo di lei, felino.
Di certo, fino al nuovo sole.
Wednesday, January 31, 2007
Neve sporca
Ci siamo arrampicati, tra i rami secchi e la neve sporca, a mucchi.
Ricordi?
Con il cane siamo arrivati, fin lassù.
Eri sudata, ansimante, ma felice.
Uno degli ultimi tuoi sorrisi.
So che non lo perderò.
Ricordi?
Con il cane siamo arrivati, fin lassù.
Eri sudata, ansimante, ma felice.
Uno degli ultimi tuoi sorrisi.
So che non lo perderò.
Monday, January 29, 2007
E allora, e allora, Maestro?
Scorbutico.
Bisbetico.
Tremendamente lunatico.
Può cacciarti per una parola sbagliata.
Non ho ancora capito bene perchè mi abbia accettato.
Forse è questo amore per le moto della sua epoca.
La mia pazienza.
Di sicuro sono un privilegiato.
Se oggi so fare qualcosa su un motore lo devo a lui.
Sembra ieri che ero gagno e lo guardavo con stupore mentre armeggiava e mi rimetteva in moto un motore che mai più avrei sperato.
In cinque minuti.
"Dagli pure un calcio.Aposto. Aposto.Niente è, niente è.." mentre si girava pulendosi le mani.
Mai successo che abbia fallito.
E cogli anni sono venute le moto, i pomeriggi da lui, che ho imparato a conoscere e capire.
Perchè non sempre è ora da Bernardo.
Certe volte meglio sparire.
Altre non si va più via.
E viene fuori la Bra degli anni 50, la sua Bra fatta di Maestri, Generali d' Armata,feste con ballo serali a cui si andava col Motom o con l'Isomoto, "..che moto era l'Iso, Dio Fausto Coppi che moto....", di biciclette antichissime che io adoro, fatte con cura e maestria.
Ogni tanto arriva anche Mighè il muratore o Talìn della Motta e via coi ricordi, mentre lui continua a mettere ordine, anche se dubito finirà mai.
Oppure quando arriva qualche amico per farsi aggiustare la bici, eccolo alzarsi dal tavolo con giornale di due tre mesi fa e, guardando in basso la bici, apostrofare sempre, tutti:
"E allora, e allora, Maestro, che diavolo?"
I pomeriggi diventano presto sere, in quel cortile, ad ascoltare, guardare, imparare.
Molto mi ha insegnato, molto gli devo.
Non glielo dirò mai, ma io gli voglio bene.
Bisbetico.
Tremendamente lunatico.
Può cacciarti per una parola sbagliata.
Non ho ancora capito bene perchè mi abbia accettato.
Forse è questo amore per le moto della sua epoca.
La mia pazienza.
Di sicuro sono un privilegiato.
Se oggi so fare qualcosa su un motore lo devo a lui.
Sembra ieri che ero gagno e lo guardavo con stupore mentre armeggiava e mi rimetteva in moto un motore che mai più avrei sperato.
In cinque minuti.
"Dagli pure un calcio.Aposto. Aposto.Niente è, niente è.." mentre si girava pulendosi le mani.
Mai successo che abbia fallito.
E cogli anni sono venute le moto, i pomeriggi da lui, che ho imparato a conoscere e capire.
Perchè non sempre è ora da Bernardo.
Certe volte meglio sparire.
Altre non si va più via.
E viene fuori la Bra degli anni 50, la sua Bra fatta di Maestri, Generali d' Armata,feste con ballo serali a cui si andava col Motom o con l'Isomoto, "..che moto era l'Iso, Dio Fausto Coppi che moto....", di biciclette antichissime che io adoro, fatte con cura e maestria.
Ogni tanto arriva anche Mighè il muratore o Talìn della Motta e via coi ricordi, mentre lui continua a mettere ordine, anche se dubito finirà mai.
Oppure quando arriva qualche amico per farsi aggiustare la bici, eccolo alzarsi dal tavolo con giornale di due tre mesi fa e, guardando in basso la bici, apostrofare sempre, tutti:
"E allora, e allora, Maestro, che diavolo?"
I pomeriggi diventano presto sere, in quel cortile, ad ascoltare, guardare, imparare.
Molto mi ha insegnato, molto gli devo.
Non glielo dirò mai, ma io gli voglio bene.
Thursday, January 25, 2007
Have a nice trip, my friend...

Lo vedo da come mi guardi.
Da come urli rabbiosa l'ultima potenza che ti si concede di esprimere.
Lo sai anche te che sarà il tuo ultimo viaggio.
Ne abbiamo fatte di cose insieme.
Curve pazze quelle notti su dal Bernino.
Per andare da lei, che ti chiamava la Golfo.
I mari le montagne che abbiamo condiviso.
E le moto che non ho caricato su di te.
Una volta pure una da Cross, e tutte le volte che ti ho fatto una riga, un graffio, non ti sei mai lamentata.
Anzi sorridevi con me, complice, quando alle Mostre mi vedevi arrivare con quei pugni di ruggine che chissà come facciamo a portarlo a casa.
Non ti consola sapere che d'ora in poi potrai riposarti.
Lo sai già che sono balle, che presto non esisterai più.
Me lo urli nell' ultimo rettilineo quando, una volta ancora, lascio gridare il ferro che s'è fatto vita.
Scendendo, voglio pensare che è solo un ciclo.
Che ciò che ti compone verrà riutilizzato.
Meglio ancora, stavolta.
Che tra qualche anno parte di te comporrà magari una bella sportiva.
Rossa e veloce.
Che rivedrai la strada.
Che farai di nuovo felice chi ti avrà.
Tempo di salutarci.
Non visto dal demolitore, ti do un buffetto sul cofano.
Non penso che capirebbe quell'arrivederci che ti sussuro, non voltandomi.
Da come urli rabbiosa l'ultima potenza che ti si concede di esprimere.
Lo sai anche te che sarà il tuo ultimo viaggio.
Ne abbiamo fatte di cose insieme.
Curve pazze quelle notti su dal Bernino.
Per andare da lei, che ti chiamava la Golfo.
I mari le montagne che abbiamo condiviso.
E le moto che non ho caricato su di te.
Una volta pure una da Cross, e tutte le volte che ti ho fatto una riga, un graffio, non ti sei mai lamentata.
Anzi sorridevi con me, complice, quando alle Mostre mi vedevi arrivare con quei pugni di ruggine che chissà come facciamo a portarlo a casa.
Non ti consola sapere che d'ora in poi potrai riposarti.
Lo sai già che sono balle, che presto non esisterai più.
Me lo urli nell' ultimo rettilineo quando, una volta ancora, lascio gridare il ferro che s'è fatto vita.
Scendendo, voglio pensare che è solo un ciclo.
Che ciò che ti compone verrà riutilizzato.
Meglio ancora, stavolta.
Che tra qualche anno parte di te comporrà magari una bella sportiva.
Rossa e veloce.
Che rivedrai la strada.
Che farai di nuovo felice chi ti avrà.
Tempo di salutarci.
Non visto dal demolitore, ti do un buffetto sul cofano.
Non penso che capirebbe quell'arrivederci che ti sussuro, non voltandomi.
Tuesday, January 16, 2007
Un secolo fa, circa.
Un giro inaspettato in Torino, una piazza parigina, isola nel cemento.
Una panca.
Di pietra.
Quella panca.
Tutto si ferma.
Torna indietro.
A quella primavera fresca di un secolo fa, o giù di lì, quando uscimmo imbarazzati dall'università e nemmeno ci guardammo negli occhi passeggiando senza una meta.
Non una parola.
Sentivamo imminente quell'evento che volenti o nolenti tra poco saremmo stati noi.
Faceva un freddo cane e tu, vanitosa, non ti eri vestita abbastanza.
Fu tutto ciò che ti dissi prima di baciarti.
Una panca.
Di pietra.
Quella panca.
Tutto si ferma.
Torna indietro.
A quella primavera fresca di un secolo fa, o giù di lì, quando uscimmo imbarazzati dall'università e nemmeno ci guardammo negli occhi passeggiando senza una meta.
Non una parola.
Sentivamo imminente quell'evento che volenti o nolenti tra poco saremmo stati noi.
Faceva un freddo cane e tu, vanitosa, non ti eri vestita abbastanza.
Fu tutto ciò che ti dissi prima di baciarti.
Tuesday, January 02, 2007
Più che un numero.....

Soltanto due individui.
Solo due giovani senza alcuna importanza collettiva come io e te potevano essere su quella spiaggia proprio quella notte in cui tutti erano in debiti di compagnie.
Ne abbiamo parlato, mentre accendevamo il fuoco vicino allo sciabordare delle onde e guizzi di luce balenavano mandando lampi sulle pietre.
I nostri sguardi avidi di risposte e generosi di parole, ancora una volta.
Entrambi al posto giusto e al momento giusto.
Piena consapevolezza.
E, insieme al vino alla bottiglia e alle salsicce mezze abbrustolite e mezze crude, ci siamo inebriati della nostra presenza, le rade risate e i respiri forti che valgono oro, sapendoci noi ascoltare.
Le nostre angosce.
La Nausea che tu non hai mai capito.
Le folate di vento, le onde e i dannati petardini in lontananza sono un rumore troppo forte per chi ha sempre nelle orecchie il tumulto della battaglia .
Non siamo melensi.
Una gratuità a noi ignota.
Non c'importa granchè che questo pezzo del cammino lo chiamino 2007 o Marcaurelio.
Della gente sta facendo festa, si sta divertendo, ride con compulsione, quasi tutti senza un motivo, se glielo si chiedesse.
Solo un cambio di nome.
Un numero diverso.
Ci guardiamo, ancora.
Per noi, qualcosa più di un numero.
Finalmente.
Friday, December 29, 2006
Da :"Un motivo per continuare"
La strada correva su per la collina con anse e tornanti, ogni due curve il paesaggio diveniva più sfumato e le luci di Savona puntolini luminescenti.
Una bella Vespa, o anche solo il Mosquito, sarebbero stati cosa Dio fece, quelle notti.
Ma oltre che per i soldi, non si poteva per il rumore.
"Una bici costa meno e non la sente nessuno" sentenziava Acciuga.
Ripensava alla faccenda del giorno prima, alla discussione con Acciuga sul vivere, sulla libertà, e alla questione del matrimonio e del figlio.
Pensare gli evitava fatica.
Sentiva che i pensieri che si accavallavano uno sull'altro non gli facevano sentire il tiro di salita che aveva ancora davanti e il sudore che gli imperlava la fronte.
Ad un tratto sentì di infischiarsene moltissimo di tutta la faccenda, di Maria, del bambino, di tutti.
Soldi, voleva.Soldi, e tanti.
Facili come quelli arrivati finora.
Senza troppe rogne, solo col pensiero di dover andare via e impagliarsela quando l'aria si fa più calda.
Senza una meta. Senza una casa.
Sicuro.Si fottessero. Uno per uno.
E magari con una donna sempre nuova vicino, un nuovo profumo, un nuovo ciocco da fare.
Invidia era quella degli altri.Soprattutto di Acciuga.
Che era venti anni che guatava nell'ombra e mai aveva avuto i coraggi che lui in quindici giorni aveva dimostrato, con i coglioni la faccia e tutto quello che si richiede.
Lui avrebbe vinto.
E li avrebbe mangiati in insalata, dal primo all'ultimo, magari sfidando un giorno anche il Don.
Sarebbe stato lui un buon Don, freddo e spietato come si conviene, con gusto e fiuto.
E proprio lui avrebbe scelto i pisquarnetti per le consegne.
Intanto la salita si faceva altipiano e le sacche sulla schiena e sui parafanghi pesano di meno e si puo riprendere fiato, pedalando tra il silenzio dei pini e qualche pigna che si stacca ogni tanto.
Ora veniva il difficile.
Il brigadiere aveva già minacciato retata da qualche tempo e quello era uno dei pochi posti in cui si potevano fare affari del genere senza troppe paure, anche se due occhi erano sempre pochi, ripeteva Monsiù.
Dietro un cespuglio qualcosa iniziava a muovere, ma era un movimento ritmico, cadenzato, e subito dopo la paura, Beppe sorrise, capendo.
"Mica la notte è fatta per lavorare"pensò.
Superata la coppietta che manco si era accorta del passaggio, venne la discesa, con le rocce ai fianchi, quindi lo slargo.
Era mezzanotte e dieci minuti.
Il ciocco era tra cinque minuti, c'era tutto il tempo di una cicca.
"Meglio di no. Qualcuno può vedere la brace e avvisare chissàchi.La montagna ha mille occhi"
Appoggiandosi ad una roccia, la bicicletta dietro un cespuglio, scaricò le sigarette.
Per puntiglio volle aprire un sacco, per saggiarne il contenuto.
Un aroma forte lo invase in pieno viso.La sua fatica non era vana.
Oltra ai soldi pensava ai furbi che avrebbero fumato americano o arabo invece del solito trinciatino.
Poi, dalla montagnetta di ghiaia, un lampo.Poi due.
Velocemente estrasse dalla tasca la pila, ripetendo i segnali, copiandone il ritmo.
Dal buio venne una voce, e lui, asciugandosi i sudori, non potè non pensare che i soldi non sono mai facili, mai abbastanza.
Una bella Vespa, o anche solo il Mosquito, sarebbero stati cosa Dio fece, quelle notti.
Ma oltre che per i soldi, non si poteva per il rumore.
"Una bici costa meno e non la sente nessuno" sentenziava Acciuga.
Ripensava alla faccenda del giorno prima, alla discussione con Acciuga sul vivere, sulla libertà, e alla questione del matrimonio e del figlio.
Pensare gli evitava fatica.
Sentiva che i pensieri che si accavallavano uno sull'altro non gli facevano sentire il tiro di salita che aveva ancora davanti e il sudore che gli imperlava la fronte.
Ad un tratto sentì di infischiarsene moltissimo di tutta la faccenda, di Maria, del bambino, di tutti.
Soldi, voleva.Soldi, e tanti.
Facili come quelli arrivati finora.
Senza troppe rogne, solo col pensiero di dover andare via e impagliarsela quando l'aria si fa più calda.
Senza una meta. Senza una casa.
Sicuro.Si fottessero. Uno per uno.
E magari con una donna sempre nuova vicino, un nuovo profumo, un nuovo ciocco da fare.
Invidia era quella degli altri.Soprattutto di Acciuga.
Che era venti anni che guatava nell'ombra e mai aveva avuto i coraggi che lui in quindici giorni aveva dimostrato, con i coglioni la faccia e tutto quello che si richiede.
Lui avrebbe vinto.
E li avrebbe mangiati in insalata, dal primo all'ultimo, magari sfidando un giorno anche il Don.
Sarebbe stato lui un buon Don, freddo e spietato come si conviene, con gusto e fiuto.
E proprio lui avrebbe scelto i pisquarnetti per le consegne.
Intanto la salita si faceva altipiano e le sacche sulla schiena e sui parafanghi pesano di meno e si puo riprendere fiato, pedalando tra il silenzio dei pini e qualche pigna che si stacca ogni tanto.
Ora veniva il difficile.
Il brigadiere aveva già minacciato retata da qualche tempo e quello era uno dei pochi posti in cui si potevano fare affari del genere senza troppe paure, anche se due occhi erano sempre pochi, ripeteva Monsiù.
Dietro un cespuglio qualcosa iniziava a muovere, ma era un movimento ritmico, cadenzato, e subito dopo la paura, Beppe sorrise, capendo.
"Mica la notte è fatta per lavorare"pensò.
Superata la coppietta che manco si era accorta del passaggio, venne la discesa, con le rocce ai fianchi, quindi lo slargo.
Era mezzanotte e dieci minuti.
Il ciocco era tra cinque minuti, c'era tutto il tempo di una cicca.
"Meglio di no. Qualcuno può vedere la brace e avvisare chissàchi.La montagna ha mille occhi"
Appoggiandosi ad una roccia, la bicicletta dietro un cespuglio, scaricò le sigarette.
Per puntiglio volle aprire un sacco, per saggiarne il contenuto.
Un aroma forte lo invase in pieno viso.La sua fatica non era vana.
Oltra ai soldi pensava ai furbi che avrebbero fumato americano o arabo invece del solito trinciatino.
Poi, dalla montagnetta di ghiaia, un lampo.Poi due.
Velocemente estrasse dalla tasca la pila, ripetendo i segnali, copiandone il ritmo.
Dal buio venne una voce, e lui, asciugandosi i sudori, non potè non pensare che i soldi non sono mai facili, mai abbastanza.
Thursday, December 28, 2006
Ciao, Ghira.
Vorrei fosse già tra qualche mese.
Quando tu ripenserai a noi come ad un sogno, a me come una deviazione sull'autostrada della tua vita.
Magari con sosta panino alla cotoletta e coca cola, che fa sempre piacere.
Invece no, Ghira.
Siamo qua, noi, io e te a guardarci consapevoli della pistolettata che tra poco ci spareremo a vicenda.
Abbiamo esaurito le pallottole morbide, di quelle che ti fanno appena sentire il colpo.
Sono tutte di piombo ora, ne basterà una ben assestata, al posto giusto, per farci cadere nella pania di chi non si conosce più.
Hai alzato lo sguardo, è un poco cupo e la tristezza passa dai tuoi occhi ai miei.
Non iniziare solo a parlare di ciò che siamo stati.
Non lo fai, grazie.
Le tue idee, ciò che sei, ciò che ho rappresentato per te.
Stai tirando fuori l'arma, quella migliore, il colpo è in canna.
La mia la tengo nel fodero, non servirà, sparandomi farai fuori anche te, per un po', questo lo sai.
La tua vita, i tuoi ideali.
I miei.
Ci siamo, il nostro mezzogiorno di fuoco sta prendendo forma anche se sono le nove di sera.
Ciò che stai diventando, le tue scelte, le tue esigenze , i tuoi bisogni.
Stai puntando, non c'è manco gusto, io sono fermo che attendo, immobile.
Le tue necessità, il fatto che noi potremmo essere...io dovrei....tu devi.........................
BANG!!!!!!!!!!!!!!!!!
Uccidendomi ci hai uccisi, gli ultimi sorrisi, il rivolo di sangue alla bocca, i tuoi occhi commossi per davvero, le lacrime, la canna della tua pistola fumante e inespressiva, la tua bocca..........
Quando tu ripenserai a noi come ad un sogno, a me come una deviazione sull'autostrada della tua vita.
Magari con sosta panino alla cotoletta e coca cola, che fa sempre piacere.
Invece no, Ghira.
Siamo qua, noi, io e te a guardarci consapevoli della pistolettata che tra poco ci spareremo a vicenda.
Abbiamo esaurito le pallottole morbide, di quelle che ti fanno appena sentire il colpo.
Sono tutte di piombo ora, ne basterà una ben assestata, al posto giusto, per farci cadere nella pania di chi non si conosce più.
Hai alzato lo sguardo, è un poco cupo e la tristezza passa dai tuoi occhi ai miei.
Non iniziare solo a parlare di ciò che siamo stati.
Non lo fai, grazie.
Le tue idee, ciò che sei, ciò che ho rappresentato per te.
Stai tirando fuori l'arma, quella migliore, il colpo è in canna.
La mia la tengo nel fodero, non servirà, sparandomi farai fuori anche te, per un po', questo lo sai.
La tua vita, i tuoi ideali.
I miei.
Ci siamo, il nostro mezzogiorno di fuoco sta prendendo forma anche se sono le nove di sera.
Ciò che stai diventando, le tue scelte, le tue esigenze , i tuoi bisogni.
Stai puntando, non c'è manco gusto, io sono fermo che attendo, immobile.
Le tue necessità, il fatto che noi potremmo essere...io dovrei....tu devi.........................
BANG!!!!!!!!!!!!!!!!!
Uccidendomi ci hai uccisi, gli ultimi sorrisi, il rivolo di sangue alla bocca, i tuoi occhi commossi per davvero, le lacrime, la canna della tua pistola fumante e inespressiva, la tua bocca..........
Thursday, December 21, 2006
Da "Una causa difficile"
16 Novembre, Lunedì.
La mano è scivolata veloce sul taccuino.Il suo numero di cellulare, scritto a penna verde-quello è il solo colore che usa- mi conforta.
Lo guardo e lo riguardo come una strada dalle sbarre di una cella.
Gianna non immagina nulla, anche se le mie ossessioni le sembrano talora eccessive.
Anche quando mi chiede dove sono stato e con chi, non immagina il tradimento: nei suoi occhi vedo la certezza del padrone, del possesso esclusivo e oramai scontato.
Io sono il suo oggetto, ecco.
OGGETTO. Lo scrivo grande, potrebbe essere uno spunto dall'analista.
Due giorni con lei mi sono sembrati un'eternità troppo attesa.
Il tornare in questo ufficio, questa luce neon e la certezza della sudditanza a Gianna bastano a farmi tornare le dannate palpitazioni.
Il taccuino.Il numero.Sto meglio.Lei esiste.Esistiamo insieme.
Nonostante l'impossibilità del caso, queste brevi e fugaci apparizioni mi sorreggono e mi tengono in vita.
Gianna scoppierebbe, o riderebbe, se sapesse quanto sono debole, quanto ignobile:
è forse peccato tradire quando via d'uscita non c'è?
Non credo:non ho sensi di colpa, non rimorsi.
Darei non so cosa per essere libero da questa morsa tentacolare, dai doveri verso Gianna.
E lei parla di matrimonio.
"Mario!Cosa ridi ?"
"Nulla, cara.Pensavo a una barzelletta idiota che ho sentito ieri dal padrone della locanda.Una scemenza."
"Ecco, invece di andare sempre in giro a fare i fattacci tuoi, signorino, potresti anche degnarti di accompagnarmi nei ristoranti.Pensa che ci sono quasi tre milioni uno dall'altro.Robe da matti.Per un rinfresco dopo la cerimonia. Ma tu sudi, amore, non stai mai bene.Andare via ti ha debilitato ancora di più.Chissà cosa hai combinato la sera."
"Nulla.Proprio nulla."
"Oh ma che tono.Non ti conoscessi dubiterei di te.Che sciocco, sei."
"Sciocco, si."
E fottuto, penso tra me e me.
Dopodomani Manuela torna da Milano. Parleremo della faccenda del processo, dei miei vincoli.
e staremo finalmente insieme.Ancora non mi pare vero di aver atteso tanti anni.
Di colpo qualcosa che era in me è uscito dal letargo e rivive allegro, come un sorriso nello stomaco.
Due anni senza lei e ora qualche giorno mi pare l'eternità: è questo l'amore?
Eppure son certo di esserlo stato ai tempi, di Manuela, di Rita, forse di Anna, mai di Gianna.
Ora i dubbi sono fugati.Del tutto.
Non fosse per.....
Ne parlerò con Beppe, con Manuela, forse.
La mano è scivolata veloce sul taccuino.Il suo numero di cellulare, scritto a penna verde-quello è il solo colore che usa- mi conforta.
Lo guardo e lo riguardo come una strada dalle sbarre di una cella.
Gianna non immagina nulla, anche se le mie ossessioni le sembrano talora eccessive.
Anche quando mi chiede dove sono stato e con chi, non immagina il tradimento: nei suoi occhi vedo la certezza del padrone, del possesso esclusivo e oramai scontato.
Io sono il suo oggetto, ecco.
OGGETTO. Lo scrivo grande, potrebbe essere uno spunto dall'analista.
Due giorni con lei mi sono sembrati un'eternità troppo attesa.
Il tornare in questo ufficio, questa luce neon e la certezza della sudditanza a Gianna bastano a farmi tornare le dannate palpitazioni.
Il taccuino.Il numero.Sto meglio.Lei esiste.Esistiamo insieme.
Nonostante l'impossibilità del caso, queste brevi e fugaci apparizioni mi sorreggono e mi tengono in vita.
Gianna scoppierebbe, o riderebbe, se sapesse quanto sono debole, quanto ignobile:
è forse peccato tradire quando via d'uscita non c'è?
Non credo:non ho sensi di colpa, non rimorsi.
Darei non so cosa per essere libero da questa morsa tentacolare, dai doveri verso Gianna.
E lei parla di matrimonio.
"Mario!Cosa ridi ?"
"Nulla, cara.Pensavo a una barzelletta idiota che ho sentito ieri dal padrone della locanda.Una scemenza."
"Ecco, invece di andare sempre in giro a fare i fattacci tuoi, signorino, potresti anche degnarti di accompagnarmi nei ristoranti.Pensa che ci sono quasi tre milioni uno dall'altro.Robe da matti.Per un rinfresco dopo la cerimonia. Ma tu sudi, amore, non stai mai bene.Andare via ti ha debilitato ancora di più.Chissà cosa hai combinato la sera."
"Nulla.Proprio nulla."
"Oh ma che tono.Non ti conoscessi dubiterei di te.Che sciocco, sei."
"Sciocco, si."
E fottuto, penso tra me e me.
Dopodomani Manuela torna da Milano. Parleremo della faccenda del processo, dei miei vincoli.
e staremo finalmente insieme.Ancora non mi pare vero di aver atteso tanti anni.
Di colpo qualcosa che era in me è uscito dal letargo e rivive allegro, come un sorriso nello stomaco.
Due anni senza lei e ora qualche giorno mi pare l'eternità: è questo l'amore?
Eppure son certo di esserlo stato ai tempi, di Manuela, di Rita, forse di Anna, mai di Gianna.
Ora i dubbi sono fugati.Del tutto.
Non fosse per.....
Ne parlerò con Beppe, con Manuela, forse.
TriscaidecaGipa.
Gipa.
Gipa dolce e tenera.
Gipa ingenua.
Gipa bambina.
Gipa amante.
Gipa angosciata.
Gipa angosciante.
Gipa felice, al lago.
Gipa in lacrime.
Gipa, la vita te lo impone:
Gipa gioca.
Gipa, non sempre si vince.
Addio Gipa.
Gipa dolce e tenera.
Gipa ingenua.
Gipa bambina.
Gipa amante.
Gipa angosciata.
Gipa angosciante.
Gipa felice, al lago.
Gipa in lacrime.
Gipa, la vita te lo impone:
Gipa gioca.
Gipa, non sempre si vince.
Addio Gipa.
L'alba del tramonto.

Non lo sai ancora.
Nel tuo sorriso spensierato non vedi la fine che albeggia sulla fine del nostro giorno.
Siamo nati un mattino che i gabbiani ci svegliavano su quei tetti, le campane a festa.
Il miracolo del sole ci guardava stupito mentre passeggiavamo per quei vicoli in pietra, facevamo fotografie azzardate al molo e tutto era bello, anche quella sabbia ai piedi delle pietre dai cannoni.
E le mareggiate al porto che era pericoloso camminarci.
Saremmo potuti restare ancora secoli sotto le coperte a sognare di noi, a vedere lenta la luce spegnersi tra le persiane e quel buio con ancora qualcosa del giorno sul muro in pietra mandare riflessi all'ulivo sotto.
Forse per te è ancora tutto così.
Si, tu sei ancora là, e ti invidio.
Non vedi l'eclissi inaspettata che beffarda coprirà presto tutto il radioso fluire dell'eternità che sognammo.
Non paura.Manco rabbia.
Meglio non pensare troppo a ciò che siamo stati, men che meno a quel che saremmo potuti essere.
Senza saperlo, proprio tu hai ucciso il giorno nascente.
E presto lo capirai, quando questo sole che tanto amavi, non sorgerà più.
Sunday, December 03, 2006
Monellaccia

L'ho desiderata più di ogni altra cosa al Mondo.
Più del primo bacio della mia prima fidanzatina.
Più della fine di una seduta dal dentista.
Più dell'arrivo della primavera e della fine dell'inverno.
Ora è lì, ritta e fiera nel suo garagino, con le cromature che scottano e l'arancio psichedelico che abbaglia.
Col suo motore così impossibile da avviare che vale già come antifurto.
Col suo rumoraccio irriverente che mi piace tanto e ad ogni accelerata grida :"Libertà!".
La Scrambler è qualcosa- o qualcuno- che doveva capitare per forza nella mia vita.
Così desiderato che la prima volta che io fui suo non mi parve di toccare il cielo con un dito: era ovvio e lapalissiano che un giorno saremmo stati insieme.
Non crediate adesso che la Scrambler vada forte o possa fare fuoristrada come ridere: nossignori, manco questo.
Va piano, vibra come un cellulare nel taschino in Chiesa, parte quando ha voglia, ha un motore di una fragilità disarmante, frena così e così.
Però è un mito.
Una filosofia di vita.
Qui la parola cade, si fa meschina, vigliacca nello spiegare quella miriade di sensazioni ed emozioni che una bella strada di curve in Langa, in una giornata di sole, regalano al guidatore( e alla moto) in giornata.
Un giretto di mezz' ora un'ora è un antidoto portentoso per una settimana di frustrazione e nervi tesi.
E poi è bella.
Non puoi andare in giro o lasciarla un momento che subito tre quattro persone la guardano estasiati.
Come una donna.
Un'amante perfetta.
Lunatica, eccentrica, divertente, incredibilmente sexy.
Col vantaggio che non tradisce.Quasi mai.
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